TEMATICA

Paesaggi culturali

ARCHITETTURA

L’Acino della Tenuta Monsordo Bernardina

LUOGO

Alba
Bassa Langa

Vista sui vigneti -Alba- Azienda vitivinicola Ceretto. Alessandro Guida

ABOUT

Il paesaggio culturale si riferisce ai valori espressi dal territorio e dalla comunità che lo abita. La valorizzazione dei paesaggi rurali e alpini passa attraverso lo sviluppo culturale e serve a esprimere e condividere questi valori. L’arte e l’architettura diventano allora strumento e veicolo per costruire un’immagine del territorio.

Alba

Italia

Vista sui vigneti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Alessandro Guida
Vista sui vigneti con casa per residenze di artisti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Alessandro Guida
Vista sui vigneti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Alessandro Guida

TEMATICA

Paesaggi culturali

L'Acino-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Davide Curatola Soprana
L'Acino-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Davide Curatola Soprana
L'Acino vista dell’interno -Alba-Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
L'Acino -Alba Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
Vigna e noccioleti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Davide Curatola Soprana
L'Acino -Alba-Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
"Il vino diventa immagine del territorio”

Luca Deabate

Architetto, autore del progetti dell’Acino
L'Acino -Alba-Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
L'Acino e i vigneti -Alba-Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
Paesaggio langarolo-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Davide Curatola Soprana

Il racconto

Un territorio fortemente antropizzato. Un paesaggio culturale specchio di un modo di intendere la produzione vitivinicola di qualità.
Una storia che risale agli anni ‘80 del secolo scorso con l’acquisizione di questa, e altre tenute, e la volontà di sviluppare una nuova cultura del vino. Prima l’Arte, poi l’Architettura diventano strumento per condividere questo patrimonio e veicolo per costruire un’immagine del territorio. L’Acino è uno spazio che accompagna letteralmente il visitatore nel paesaggio del Barolo, per partecipare ad un’esperienza e immergersi in un paesaggio dal valore collettivo quale è questa terra del vino. Dal 2010 l’azienda avvia un processo di trasformazione radicale avviando una produzione che è solo più biologica e in biodinamica.

Contaminazioni

ARCHITETTURA

La finestra sulle Langhe

LUOGO

Cigliè
Alta Langa

TEMATICA

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L’Acino della Tenuta Monsordo Bernardina

LUOGO

Alba, Bassa Langa
Vista sui vigneti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Alessandro Guida

ABOUT

Il paesaggio culturale si riferisce ai valori espressi dal territorio e dalla comunità che lo abita. La valorizzazione dei paesaggi rurali e alpini passa attraverso lo sviluppo culturale e serve a esprimere e condividere questi valori. L’arte e l’architettura diventano allora strumento e veicolo per costruire un’immagine del territorio.
Vista sui vigneti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Alessandro Guida
Vista sui vigneti con casa per residenze di artisti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Alessandro Guida
Vista sui vigneti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Alessandro Guida

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L'Acino-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Davide Curatola Soprana
L'Acino vista dell’interno -Alba-Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
L'Acino -Alba Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
Vigna e noccioleti-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Davide Curatola Soprana
L'Acino -Alba-Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
"Il vino diventa immagine del territorio”

Luca Deabate

Architetto, autore del progetti dell’Acino
L'Acino -Alba-Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
L'Acino e i vigneti -Alba-Azienda vitivinicola Ceretto- Isabella Sassi Farìas
Paesaggio langarolo-Alba-Azienda vitivinicola Ceretto-Davide Curatola Soprana

Il racconto

Un territorio fortemente antropizzato. Un paesaggio culturale specchio di un modo di intendere la produzione vitivinicola di qualità.
Una storia che risale agli anni ‘80 del secolo scorso con l’acquisizione di questa, e altre tenute, e la volontà di sviluppare una nuova cultura del vino. Prima l’Arte, poi l’Architettura diventano strumento per condividere questo patrimonio e veicolo per costruire un’immagine del territorio. L’Acino è uno spazio che accompagna letteralmente il visitatore nel paesaggio del Barolo, per partecipare ad un’esperienza e immergersi in un paesaggio dal valore collettivo quale è questa terra del vino. Dal 2010 l’azienda avvia un processo di trasformazione radicale avviando una produzione che è solo più biologica e in biodinamica.

Contaminazioni

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La finestra sulle Langhe

LUOGO

Cigliè, Alta Langa

L'Acino

Paesaggi culturali

L’Acino della Tenuta Monsordo Bernardina nasce nel 2009. Siamo in uno dei numerosi vigneti che la famiglia Ceretto ha acquisito pezzo per pezzo, a partire dagli anni ‘70. “Ci abbiamo messo quarant’anni per acquisire i vigneti di proprietà, perché le grandi vigne non le vende mai nessuno; il problema era il grande frazionamento, e poi le vigne sono considerate un bene storico, inalienabile, difficilmente si vendono. All’inizio degli anni ‘60, non potendole acquistare, compravamo le uve, dicendo ai vignaioli che se avessero voluto venderle a noi interessavano. Abbiamo vinificato per 10 anche 15 anni uve non nostre poi, una vigna alla volta, per stanchezza, o perché il proprietario invecchiava e i figli non ne volevano sapere, noi compravamo” le parole di Bruno Ceretto ricordano la storia dell’azienda.¹

Un territorio fortemente antropizzato. Un paesaggio culturale specchio di un modo di intendere la produzione vitivinicola di qualità che si consolida nel tempo. Una storia che risale agli anni ’80 del secolo scorso con l’acquisizione di questa, e altre tenute, e la volontà di sviluppare una nuova cultura del vino. “Il vino diventa immagine del territorio”, ci racconta Luca Deabate, l’architetto che ha realizzato l’Acino. Un paesaggio che si è andato consolidando insieme ad una consapevolezza che ha visto i padri delle generazioni presenti fare fronte comune e decidere che era necessario un cambio di passo. Come ci avevano già raccontato in valle Grana, alla Borgata Valliera, qui nella Bassa Langa si è stati capaci, negli anni a cavallo tra gli anni ’70 e ‘80 di creare alleanze, comunione di intenti e progettualità di lungo termine. Il risultato di quella scelta è la ricchezza paesaggistica, culturale ed economica di questo territorio oggi. 

L’antico casolare della Tenuta Monsordo Bernardina si trova alle porte di Alba e ospita gli spazi per la produzione, lo stoccaggio e l’affinamento di alcune delle più importanti etichette aziendali, ma anche spazi di degustazione, accoglienza e promozione del territorio. Sono più di 30 gli ettari vitati che circondano la cascina in quello che Nuto Revelli descrive come un “oceano di mari calmi e di mari in burrasca, sempre diversi e sempre uguali, […] un paesaggio geometrico ma morbido”. ²

“Questo era un territorio che non aveva nulla”, spiega Roberta Ceretto. Non avendo una sua storicità alle spalle “abbiamo potuto sviluppare nuove forme per comunicare il territorio e enfatizzare il rapporto intrinseco che questa produzione ha con la terra, anima del vino”. 

L’arte allora diventa, dalla seconda metà degli anni ’90, lo strumento e il veicolo per costruire un’immagine del territorio. Anche il sindaco Giacomo Doglio, contro ogni tendenza, sta puntando molto sulla valorizzazione culturale del territorio attraverso l’arte contemporanea. Lo abbiamo appreso a Rittana, nella valle Stura. Lì è una scelta pubblica, qui, nelle Langhe, è un intervento tutto privato. Il primo intervento è la cappella del Barolo che viene concepita nel 1996. Da quel momento si inaugurano le ‘residenze d’artista’. Non programmate, variano a seconda delle esigenze dell’artista che può fermarsi nella casa in mezzo alle vigne, luogo di ispirazione, da pochi giorni ad alcuni mesi. Libertà e creatività che, di nuovo, servono a riportare alle radici e quindi al territorio, che va esplorato con sguardi differenti, per rinnovare e rinsaldare la consapevolezza del suo valore intrinseco. 

Prima l’Arte, poi l’Architettura diventano strumento per far conoscere e comunicare il valore del territorio. La prima incursione architettonica risale al 2000 alla Cantina del Bricco Rocche nata nel 1982: un cubo di vetro che nasce come una provocazione, scioccante, un cubo “lanciato in aria”, ci racconta l’architetto Deabate. Un progetto che ebbe un grande successo. Un’entrata per la Cantina Bricco Rocche con vista a 360 gradi sulle più belle vigne di proprietà all’interno della denominazione Barolo.  

Il successo dell’intervento li spinge a voler provare qualcosa di nuovo. Per cui, nel 2009 pensano ad un salone per la degustazione sospeso sulle vigne capace di portare il visitatore al centro del paesaggio e della produzione. Materiale duttile e trasparente. Nasce l’Acino che è a tutti gli effetti uno spazio che entra materialmente nel vigneto perché lo sguardo possa immergersi nel paesaggio del Barolo. L’intervento ben sintetizza la filosofia della famiglia. Accoglienza, condivisione di un’esperienza, comprensione dei processi produttivi e delle lavorazioni di vini molto complessi “vini che richiedono molte spiegazioni” spiega Roberta Ceretto durante la nostra chiacchierata. Dunque, un paesaggio dal valore collettivo quale è questa terra del vino. 

Anche qui la lavorazione della terra è fatica, impegno, costanza, aggiornamento e studio, oggi come allora. Come i margari della Valle Stura e della Val Varaita, i pastori e gli allevatori della Valle Grana, i produttori di vino sono i veri manutentori del paesaggio. 

Anche per questo, dal 2010, l’azienda avvia una piccola ma profonda rivoluzione: un processo che vede trasformare gradualmente, ma in maniera radicale, tutta la superficie vitata in biologico e biodinamica. “Negli ultimi decenni l’agricoltura ha visto applicare regole e usi tipici dell’industria volti esclusivamente alla produzione, a discapito della relazione con la natura. Si è persa così la tipicità e la varietà in favore della specializzazione e della quantità. Ma con l’agricoltura biologica e l’approccio biodinamico vogliamo creare un cambio di rotta, una piccola grande rivoluzione, impegnativa ma entusiasmante.”³ Il 2010 è l’anno di avvio di questo passaggio “né facile, né immediato, perché ci va del tempo e delle persone in vigna – spiega Alessandro Ceretto – ma ci sembra una scelta necessaria”. Anche questa, una scelta legata al tempo presente e ad una volontà di comprensione delle dinamiche e dei legami ecosistemici tra la pianta e il terreno che la ospita, tra i processi di sfruttamento biologico dei terreni e le produzioni agricole, tra l’ambiente naturale e l’uomo. 

In un’altra intervista Alessandro Ceretto spiega che, utilizzando i principi della biodinamica, stanno sostituendo lo scasso – il passaggio delle macchine tra i filari – con la semina tra i filari di graminacee, leguminose, brassicaceae, che crescono in due tre anni, e fanno lo stesso effetto dello scavo di un aratro di un metro. È un processo molto più lungo ma è un lavoro di rinnovamento della struttura del terreno molto importante e molto efficace per mantenere il terreno fertile. Per il benessere della vigna “è importante considerare questo habitat che si forma intorno alla vite e ancora più importante è tenerlo in vita.“⁴

Oggi sono condotti in biodinamica anche i vigneti della Tenuta Monsordo Bernardina e l’obiettivo è di arrivare a coltivare in biodinamica la totalità della superficie vitata, con le dovute tempistiche che la comprensione di questo approccio richiede. Una scelta che non riguarda solo la produzione del vino ma anche la rigenerazione dei terreni. Un paesaggio produttivo che sia dunque un modello di ritorno al rispetto dei ritmi naturali, che evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse, sostenibile per la natura e per l’uomo, e che possa durare nel tempo.